Laboratorio di Bruno Munari. 7 xerografie alla Biennale di Venezia. 1970.

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7 xerografie realizzate alla Biennale di Venezia del 1970 durante un laboratorio sperimentale tenuto da Bruno Munari. Dimensioni cm 29,5 x 21,5. Realizzate usando in una macchina Rank Xerox il catalogo di quell’anno della Biennale. Non firmate. 5 su 7 riportano il timbro a secco 35° Biennale di Venezia. Munari in quell’anno alla Biennale tenne un laboratorio d xerografia. Non è dato sapere se siano state realizzate da Munari o da qualche altro artista o visitatore. In ottimo stato. Da un articolo della rivista Le Arti di quell’anno circa questa esperienza e sul libro che l’accompagnava: “In occasione della XXXV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia è stato pubblicato dalla Rank Xerox un volume di Bruno Munari dal titolo: Xerografia Documenti sull’uso creativo delle macchine Rank Xerox. Data l’impostazione del Padiglione Italiano alla Biennale di quest’anno, uno dei cui settori è stato dedicato alla ricerca artistica che si serve di di strumenti tecnici ed elettronici, la pubblicazione è quanto mai appropriata, e riveste un carattere di notevole interesse. Nella sezione sperimentale curata da Umbro Apollonio, fra le macchine di Tinguely, i pendoli di Radovic e gli elementi prensili di Hoffman è stata esposta, e messa a disposizione degli artisti e del pubblico, una RX 720. E cioè: fra apparecchiature ideate ed utilizzate da artisti d’avanguardia come strumenti aventi una precisa ed unica funzione creativa, è stata esposta una macchina da ufficio la cui funzione originale è quella di copiare e duplicare documenti. Il fatto, di per sé, può sembrare curioso. In realtà non lo è, e Munari, nel testo e nei commenti che accompagnano la ricchissima documentazione riportata, lo evidenzia molto bene. Munari è stato uno dei primi artisti a sperimentare le possibilità creative delle macchine Rank Xerox (…). Nate per riprodurre, queste macchine sono in grado di produrre originali non ripetibili e di lasciare intatto ogni fattore di inserimento individuale, per cui dipenderà dall’artista, od operatore visuale, se si preferisce, scoprirne le caratteristiche in rapporto alla propria sensibilità. Insomma, per esempio, le xerografie di Munari sono chiaramente opere di Munari; ma la pubblicazione di cui si parla  non è per questo da intendere come un catalogo di opere di Munari. Si tratta, piuttosto, di un vero e proprio manuale, di una serie di esempi di tecniche ed esperienze, messo a disposizione di chiunque, sul principio di un’arte di tutti contro il possibile equivoco di un arte per tutti (…). Alla incisione, alla litografia, alla serigrafia si aggiunge ora la xerografia? Alla Biennale vari artisti stanno cercando di dare una risposta concreta a questo interrogativo. Nei primi giorni li abbiamo visti prima scettici, poi sempre più interessati (…). I risultati dipendono dal materiale che ogni artista riterrà opportuno utilizzare, e le stesse scelte del materiale dipendono dalle intenzioni creative di un artista. Ancora una volta si potrà dire che, comunque, la macchina non sarà che un’esecutrice. A Venezia abbiamo cominciato a vedere al lavoro Plessi, Degani, De Filippi, Maraini, Stefanoni, La Pietra, Di Bello, Tagliaferro, invitati direttamente al Padiglione Sperimentale, e altri artisti presenti alla Biennale, come Maurizio Mochetti e Giulio Paolini (…). 

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