(l’affaire Diotallevi – il fatto più clamoroso di tutta la storia della fotografia italiana) Le rivelazioni impunitarie. 1863.

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Le rivelazioni impunitarie di Costanza Vaccari-Diotallevi nella causa Venanzi-Fausti ed altri documenti relativi pubblicati con considerazioni e note dal Comitato Nazionale Romano. Roma, Tipografia Nazionale, ottobre 1863. Cm 19,5 x 13, brossura editoriale, pagine 204 + 8 pagine ripiegate. Edizione originale. Un ex-libris applicato al contropiatto.
Questo rarissimo libello pubblicato clandestinamente da un gruppo di patrioti romani fu pubblicato per screditare la figura di Costanza Vaccari. Nel 1862 furono distribuite in Italia e nelle corti d’Europa alcune fotografie che ritraevano la spodestata Regina Maria Sofia, e il marito Francesco II di Borbone, in pose oscene, con lo scopo evidente di porre in discredito sia la Corte napoletana in esilio, sia quella pontificia che ne era l’ospite. La polizia si mise alla ricerca degli autori di questi fotomontaggi osceni e risalirono  arrestandoli ai coniugi Costanza Vaccari e Antonio Diotallevi. I coniugi Diotallevi, che pare esercitassero il mestiere di fotografi a Roma, “al numero 9 di Via del Farinon”, vivevano, più probabilmente, “di ripieghi”. Antonio Diotallevi, sottotenente dell’esercito pontificio, “seconda compagnia del primo reggimento Linea Pontificia”, era stato destituito e “ridotto a vita del tutto miserabile” a causa del suo matrimonio “senza la debita licenza” con Costanza Vaccari, ventenne e bella, ma povera, (non possedeva la dote richiesta di 3000 scudi), celebrato “per contentar la madre moribonda, alle ore 1 e mezzo della notte del dì 5 gennaio 1859”. A causa di questa infrazione ai regolamenti era stato arrestato, ma in seguito liberato. Antonio Diotallevi, espulso però dallo Stato Pontificio, si rifugiò temporaneamente in Piemonte, dove entrò in contatto con le organizzazioni patriottiche italiane. Costanza, rimasta sola, nonostante il mestiere di fotografa, pittrice e mosaicista, come in seguito si definì, “studiò di riparare alla miseria non guardando da maritata la sua onestà più gelosamente di quello che avesse fatto mentre era nubile…”; la reputazione dei coniugi Diotallevi non doveva essere comunque delle migliori a quel tempo. Per ottenere la libertà sua e di suo marito la Diotallevi fece i nomi di diversi patrioti facendoli arrestare. Il libro è una requisitoria contro Costanza cercando di smontare le sue affermazioni. Le tavole del libro riproducono in fac-simile, tramite tecnica fotografica, alcune lettere della Diotallevi. I fotomontaggi ritraevano proprio Costanza (che aveva una certa somiglianza con la Regina) in situazioni inequivocabili: Uno degli atteggiamenti era totalmente ignuda, seduta semisdraiata in una poltrona, con la mano alla natura in atto di far ditali avente in prospettiva di essa i ritratti di Sua Santità, del signor Generale, dell’Eminentissimo Antonelli e dell’ufficiale de’ zuavi De-Castro. La seconda posizione rappresentava la regina ignuda al bagno in una bagnarola rotonda sulla quale galleggiavano membri umani di tutte le proporzioni quali essa andava accarezzando. La terza si vedeva ignuda, lunga sopra un sofà, avente sopra in atto di coito uno zuavo in modo da non vedersi il volto, e si divulgò essere quello De-Castro ufficiale dé zuavi; sotto poi a questa esposizione leggevasi in lingua spagnuola “Tomes sit gigar” (prendete questo sigaro). Purtroppo non è giunto a noi nessuno di questi fotomontaggi (le due immagini riportate da Gilardi nella sua “Storia sociale della fotografia”, sono diverse da quelle descritte da Costanza e risultano disegnate). L’affaire Diotallevi costituì “il fatto più clamoroso di tutta la storia della fotografia italiana”, ma é anche una tra le primissime testimonianze della utilizzazione dei fotomontaggi. Nel dibattimento emergono interessanti notizie sulle tecniche utilizzate per effettuare il fotomontaggio e ritoccare i ritratti.
Assieme all’edizione originale di questo libro, mai apparso nel mercato antiquario, proponiamo la seconda edizione, pubblicata nel dicembre 1863, che è in realtà un sunto (pagine 136) e senza tavole. Libri in buono stato generale – lievi e normali tracce del tempo e piccoli difetti. NF91

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