Michele Provinciali, “Le saponette” Imago n.1, maggio 1960.
Michele Provinciali (Parma, 1921 – Pesaro, 2009), “Le Saponette”. Contenute nella rivista “Imago. Proposte per una nuova Immagine”, n.1 del maggio 1960. Direttore Responsabile Raffaele Bassoli. Art Director Michele Provinciali. Milano, Edizione della Bassoli Fotoincisioni, 1960. Pieghevole a quattro ante stampato da A. Lucini & C. Dimensioni cm 23 x 60. In ottimo stato. In cornice moderna in legno.
Le saponette di Michele Provinciali. Progetto Michele Provinciali. Testo Raffaello Baldini. Fotografie Mauro Masera.
La cosa più difficile è trovare il rapporto optimum fra superficie e spessore. Ma ci si arriva con l’esperienza. E saperle usare quan-do si avvicina il punto critico. Cioè, la posizione di riposo deve essere il più vicino possibile alla verticale, perché tutta l’acqua scorra giù fino all’ultima goccia. E naturalmente <lavarle>> sempre dopo l’uso. Michelino Provinciali parla con misurata ironia della sua collezione di saponette usate. La sua non è mania filatelica, ma piuttosto gusto di pasticcere (suo padre era pasticcere sa-pientissimo). Cosi queste saponette colorate su fondo blu pos-sono far pensare a una serie di enormi confetti, di quelli che si fabbricano ancora soltanto in una cittadina della Baviera o della provincia di Catania. Confetti che è bello guardare in vetrina e poi toccare, e che si addentano con esitazione ritardando d’un attimo la sorpresa della consistenza, del sapore, del ripieno.
C’è sempre nel lavoro di Michelino Provinciali una parte di gioco. Vogliamo dire non lo spirito del risultato, ma l’umore che ispira la sua invenzione quotidiana. Il piacere di pensare certi oggetti fuori del contesto ordinario, di scoprirvi una pura materia espressiva, senza assolutamente far ricorso a lenti deformanti, ma lasciando che essi parlino un loro linguaggio diretto e coerente.
Egli si guarda bene dal riferire minimamente a sé quegli ogget-ti (in tal caso sarebbe, appunto, un filatelico). Il suo programma, d’accordo coi tempi, è di non intervenire: di quegli oggetti egli ca-rica una molla segreta che li fa crescere su se stessi (e un bel giorno potrebbe accorgersi che una delle sue saponette, per un misterioso errore di calcolo, diventa sempre più grande, fino a invadergli la stanza, e il profumo così intenso da diventare un gas tossico. A teatro è già successo).
Dopo di che il discorso sulla pasticceria può sembrare una nostra aggiunta piuttosto facile. E invece di questo ci ha parlato proprio Michelino Provinciali. Noi semplicemente non abbiamo capito che era un suo alibi ingenuo. Una spiegazione qualsiasi del suo istin-to per certe forme, certe materie, per il massimo di verità degli oggetti, fino al simbolo. Può essere una saponetta, una mela, una scatola di fiammiferi, un vasetto per il pepe, un semaforo. Questa volta è stata una saponetta. Quarantasei saponette di vari colori e venature e forme e spessore su fondo blu. (dal volume Imago 1960-1971. Una Rivista tra Sperimentazione, Arte e Industria. A cura di Giorgio Camuffo. Mantova, Corraini Edizioni, 2021).
E dunque che cos’è «Imago»? Non è facile dirlo: una rivista, un house organ, un campionario di eccellenza grafica, un repertorio di immagini, un luogo d’incontro, un laboratorio di sperimentazione tecnica e creativa o anche altro? «Imago» stessa non si mostra con «propositi di chiarezza»: prima si nasconde, poi, una volta aperta, esplode, si esprime in infinite forme e infine si perde, si frammenta – oppure si trasforma a ogni nuovo tentativo di avvicinarla. — Giorgio Camuffo. Con i suoi quattordici numeri pubblicati tra il 1960 e il 1971, «Imago» è un’impresa editoriale che non si lascia racchiudere in facili definizioni: un’avventura culturale nella Milano degli anni Sessanta, che in questo volume a cura di Giorgio Camuffo viene per la prima volta raccontata e documentata per intero.
Nata dall’incontro tra il progettista grafico Michele Provinciali e Raffaele Bassoli, titolare della Bassoli Fotoincisioni, «Imago» è formalmente una rivista aziendale, prodotta per mostrare quanto di meglio è al momento reso possibile dalle tecniche di riproduzione di immagini e testi.
Ma è anche un’«isola felice» di libera sperimentazione, dove figure del mondo dell’arte e della comunicazione visiva – tra cui Max Huber, Giancarlo Iliprandi, Bruno Munari, Remo Muratore, Armando Testa, Pino Tovaglia – dialogano con nomi importanti della critica artistica e della letteratura, come Dino Buzzati, Piero Chiara, Giuseppe Pontiggia, Mario Soldati. «Imago» diventa così testimonianza del ruolo dei grafici tra boom economico e contestazione, delle tendenze artistiche dell’epoca, del rapporto che si sviluppa in quegli anni tra industria e cultura.
Le fotografie che documentano ogni stampato mettono in luce la straordinaria varietà dei lavori che «Imago» racchiude, oltre all’importanza della dimensione fisica ed “esperienziale” dei contenuti, mentre i numerosi racconti e aneddoti trasmettono lo spirito che ha animato questo progetto artistico collettivo.
Bibliografia:
– Imago 1960-1971. Una Rivista tra Sperimentazione, Arte e Industria. A cura di Giorgio Camuffo. Mantova, Corraini Edizioni, 2021, pag. 47- 56 -57
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