Luigi Serafini, Codex seraphinianus. Franco Maria Ricci, 1981.
Serafini Luigi (Roma, 1949), Codex seraphinianus. Parma, Franco Maria Ricci, “I segni dell’uomo 27-28”, 1981. 2 volumi, dimensioni cm 35 x 23, legature editoriali in seta, impressioni in oro e illustrazioni applicate, astucci editoriali, pagine (192), (200). Disegni a colori nel testo. Presente l’allegato con presentazione dell’editore. Edizione originale composta da 4000 esemplari numerati e firmati dall’autore (nostro esemplare n. 2388). In ottimo stato.
Il libro è caratterizzato da una lunga serie di curiose metamorfosi grafiche. Si presenta come un’enciclopedia scritta in una grafia indecifrabile: l’autore ha dichiarato che l’alfabeto in cui il Codex è scritto è interamente asemico, e non trascrive alcuna lingua esistente o immaginaria. Divenuto un libro di culto, un’enciclopedia surreale, è stato ed è molto apprezzato da personalità come Italo Calvino, Federico Zeri, Giorgio Manganelli, Achille Bonito Oliva, Tim Burton, Federico Fellini, Douglas Hofstadter, Philippe Découflé. Il Codex è una reinterpretazione in chiave fantastica e visionaria di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia, l’etnografia, la fisica, la tecnologia, l’architettura e altro ancora. Mentre l’enciclopedia tende a fissare il sapere di una determinata epoca, nella fantaenciclopedia di Serafini non c’è niente di stabile. Secondo Calvino lo scheletro è «il solo nucleo di realtà che resiste tal quale in questo mondo di forme intercambiabili». Per questa mutevolezza ironica e intrigante, il Codex Seraphinianus è stato messo in rapporto con l’ambito psichico e definito un tentativo di «catalogazione del mondo incoerente delle forme intermedie».
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